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Quartetto PALLADIO

“La grande musica di tradizione” non poteva e, forse, non doveva che chiudersi così; con un ritorno in patria e, nello specifico, il ritorno in patria di Filomena Demi Laino che, insieme alla sua formazione, il Quartetto Palladio, hanno proposto un repertorio vasto, da Wolfgang Amadeus Mozart a Karl Jenkins, fino a toccare un’icona della musica italiana come Pino Mango, originario di Lagonegro.
Il Quartetto, che ha visto Filomena Demi Laino come primo violino, Simona Foglietta come secondo violino, Silvia Della Russo alla viola e Donato Cedrone al violoncello, hanno fin da subito attirato l’attenzione del pubblico con una provocazione, se vogliamo
Quartetto Palladio
Concerto del 23/12/2018
Lagonegro (PZ), Palazzo Corrado

Filomena Demi Laino
I Violino

Simona Foglietta
II Violino

Silvia Dello Russo
Viola

Donato Cedrone
Violoncello


“La grande musica di tradizione” non poteva e, forse, non doveva che chiudersi così; con un ritorno in patria e, nello specifico, il ritorno in patria di Filomena Demi Laino che, insieme alla sua formazione, il Quartetto Palladio, hanno proposto un repertorio vasto, da Wolfgang Amadeus Mozart a Karl Jenkins, fino a toccare un’icona della musica italiana come Pino Mango, originario di Lagonegro.
Il Quartetto, che ha visto Filomena Demi Laino come primo violino, Simona Foglietta come secondo violino, Silvia Dello Russo alla viola e Donato Cedrone al violoncello, hanno fin da subito attirato l’attenzione del pubblico con una provocazione, se vogliamo.
Filomena, nel presentare il brano d’apertura del concerto, ha invitato i presenti in sala a riconoscere in Palladio, pezzo di Karl Jenkins, composto nel 1995 per un’orchestra d’archi, la pubblicità di riferimento, forse perché più vicina all’immaginario collettivo rispetto alla composizione del musicista gallese.
Brano moderno ma con uno sguardo al barocco, concepito in tre movimenti e avente forma di un concerto grosso, Palladio ha dato subito voce al violoncello che, con il suo tono grave, ha aperto le porte ai due violini e alla viola, fino a far giungere all’orecchio dei presenti qualcosa di già sentito.
In pochi, infatti, avranno ricordato che motivi del primo movimento, Allegretto, furono utilizzati per uno spot televisivo di De Beers, “A Diamond is forever”.
Il concerto ha fatto poi un passo indietro, fino a giungere a Salisburgo, febbraio 1772.
Wolfgang Amadeus Mozart, appena sedicenne, scrive tre divertimenti, composti da tre movimenti.
Il Quartetto Palladio ha proposto il Divertimento in FA maggiore, considerato un piccolo gioiellino della letteratura musicale.
Dal 1772 si è passati a tutt’altra data e a tutt’altro scenario.
Il 17 maggio 1890, al Teatro Costanzi (Roma), Pietro Mascagni presenta la sua opera d’esordio Cavalleria Rusticana.
L’Intermezzo, diventato un brano a sé stante e riproposto dal Quartetto, è una composizione breve incastonata all’interno dell’atto unico dell’opera, più precisamente tra un duetto e una scena, quasi uno spunto di riflessione e di calma, prima della tragedia finale.
Nella riduzione per quartetto d’archi, ha spiegato Filomena, il violoncello e il secondo violino ricoprono anche il ruolo dell’arpa e dell’oboe, al contrario della viola e del primo violino che vedono invariata la propria natura.
Dello stesso anno, il Quartetto Palladio ha proposto la Serenata di Edward Elgar; serenata per archi in tre tempi, dei quali il secondo è il tempo portante e, a mio avviso, il più bello.
Sempre nel 1890, Giacomo Puccini, uno dei più grandi operisti italiani, scrive, per la morte del Duca D’Aosta, Crisantemi, uno dei pochi esempi di musica da camera del musicista lucchese.
Il tono struggente di questo brano è arrivato a toccare le emozioni dei presenti in sala, quasi a far immedesimare lo spettatore in un’occasione funebre.
Il Quartetto Palladio ha avviato la chiusura del concerto con un brano conosciutissimo.
Nel 1865, Johann Strauss, commissionato da una prestigiosa società corale maschile di Vienna, scrive, per coro, con accompagnamento per orchestra, An der schönen blauen Donau, più comunemente noto come Sul bel danubio blu, composto da cinque piccoli valzer, con una coda finale.
Del 1935, la proposta del quartetto è stata Por una cabeza, tango di Carlos Gabel; brano utilizzato anche nella scena del ballo in Profumo di donna (1992), film diretto da Martin Brest e remake dell’omonimo film del 1974, di Dino Risi.
Nel film di Brest è rimasta celebre la frase di Al Pacino, che dice: “non c’è possibilità di errore nel tango, non è come la vita, è più semplice. Per questo il tango è così bello, commetti uno sbaglio ma non è mai irreparabile, seguiti a ballare…”.
Il repertorio del quartetto d’archi ha continuato a spaziare con due brani di Astor Piazzolla, Chant et Fugue, del 1977, con il suo inizio struggente, e Libertango, brano di certo più conosciuto dell’artista argentino.
Il concerto non poteva finire così. Ci voleva un bis, e il regalo di Natale di Filomena Laino e la sua formazione è stato l’arrangiamento di un pezzo bellissimo, La rosa dell’inverno, per rendere omaggio a Pino Mango e a Lagonegro.



Luigi Coiro


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